Osservatorio della vita politica regionale

 

Quale futuro per l’Osservatorio della vita politica regionale?

Interrogazione di Fabio Käppeli

Bellinzona, 24 febbraio 2017
Negli scorsi giorni i mezzi di informazione hanno riportato la notizia per cui una riorganizzazione e forse una chiusura dell’Osservatorio della vita politica regionale sarebbe in corso di valutazione presso il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.

Occorre ricordare che l’Osservatorio della vita politica regionale istituito nell’aprile 2011 presso l’Università di Losanna è frutto di un trasferimento di attività di ricerca prima esercitate nell’ambito dell’Amministrazione cantonale ticinese. Questo Osservatorio costituisce uno dei pochi esempi in cui si è proceduto ad una revisione dei compiti dello Stato attribuendo a terzi compiti non primari, con un risparmio per l’erario cantonale.

Tale trasferimento ha come base legale un decreto legislativo del Gran Consiglio che ha autorizzato il Consiglio di Stato a sottoscrivere una convenzione con il Rettorato dell’Università di Losanna. Sulla base di un rapporto di attività sottoposto dal DECS relativo ai primi due anni di attività e di un preavviso favorevole dello stesso DECS e del Consiglio di Stato, la convenzione, di validità quadriennale, è stata confermata nel giugno 2013 dal parlamento, che in questo modo ha reso possibile il rinnovo, dal 1. aprile 2015 al 31. marzo 2019. Il parlamento aveva deciso anche in virtù del fatto che da parte del Governo e del DECS “non si fosse registrata alcuna mancanza nell’adempimento della missione e dei compiti da parte dell’Osservatorio, il quale continua a svolgere l’attività di produzione di pubblicazioni scientifiche sulla realtà politica ticinese e partecipa inoltre ad eventi pubblici nella Svizzera italiana, fornendo regolari consulenze all’amministrazione cantonale”. Peraltro, negli ultimi anni l’Osservatorio ha risposto a mandati sollecitati e finanziati da enti pubblici e privati della Svizzera italiana e in particolare ticinesi.

Fatte queste premesse si chiede al lodevole Consiglio di Stato:

  • Quali sono i criteri di merito che motivano l’eventuale decisione di riorganizzare l’Osservatorio? Quali sono le ragioni sottoposte all’Università di Losanna per rinegoziare l’accordo?
  • Nel periodo fra il 2013 e il 2016, quali missioni definite nella convenzione sottoscritta con l’Università di Losanna sono state disattese? Il Consiglio di Stato non ritiene che prima di prendere eventuali decisioni in merito sarebbe opportuno chiedere un preavviso alla Commissione culturale cantonale?
  • Dal 2011, quante sono le ricerche (libri e articoli) pubblicati da questo Osservatorio? Quante di esse riguardano il Cantone Ticino? Quante sono le partecipazioni a convegni e conferenze, nazionali e internazionali da parte dei ricercatori dell’Osservatorio?
  • Come sono valutate le indagini svolte dal suddetto Osservatorio, in particolare quella sul voto ticinese relativo al canone Tv, sull’immigrazione di massa del 9 febbraio 2014, così come su “Prima i nostri” e “Basta con il dumping salariale” del 25 settembre 2016? Quale utilità è attribuita, per calibrare meglio le risposte delle istituzioni, al fatto di meglio capire perché i cittadini hanno votato in un modo o nell’altro e di meglio conoscere quali percezioni hanno i cittadini di fenomeni importanti per il nostro territorio (ad esempio del frontalierato)?
  • Il rapporto di attività del 2013 mostrava come questo Osservatorio già applicava un principio di sussidiarietà. In questi anni, tale Osservatorio ha attinto a fonti diverse di finanziamento per le sue ricerche, come il Fondo nazionale per la ricerca scientifica, RSI-SSR-SRG, AITI, Imprenditi, OCST e UNIA. Se il Cantone contribuisce solo in parte al funzionamento di questo Osservatorio, quanto contribuiscono altri enti? A quanto ammonta il contributo dell’Università di Losanna?
  • Come giudica il Consiglio di Stato la possibilità che, senza l’attività del suddetto Osservatorio, il Ticino non disporrebbe più di un centro di competenza capace di svolgere con altrettanta equidistanza scientifica le analisi sul voto e sulle elezioni cantonali ticinesi?
  • Il Ticino fa spesso fatica a far capire le proprie specificità Oltralpe. Nella valutazione delle attività dell’Osservatorio si è tenuto conto della sua funzione di “ambasciatore” nei confronti della Svizzera interna e in particolare della Svizzera francese? Quali altri istituti di ricerca situati negli atenei elvetici promuovono Oltralpe la conoscenza scientifica della vita politica e del territorio della Svizzera italiana?
  • L’Osservatorio della vita politica regionale è attivo a Losanna ma i ricercatori sono ticinesi. Qual è la ricaduta per il Ticino di questo finanziamento, considerando i posti di stage e quanto investito direttamente in Ticino?
  • Quali sarebbero le conseguenze di una riduzione oppure della soppressione del contributo finanziario ticinese (attualmente 300’000 fr.) per il personale impiegato e per la funzionalità di questo servizio nell’adempimento della sua missione?
  • Se vi fossero difficoltà a mantenere l’Osservatorio all’Università di Losanna, si potrebbe, come già ipotizzato in passato, proporne un trasferimento all’Università della Svizzera italiana?

 

Fabio Käppeli (PLR), Franco Celio (PLR), Giacomo Garzoli (PLR), Nicola Pini (PLR), Sergio Morisoli (ALRA), Giorgio Fonio (PPD)Claudio Franscella (PPD), Simone Ghisla (PPD), Gianrico Corti (PS), Raoul Ghisletta (PS), Carlo Lepori (PS).